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Capital Marzo 2006

CAROSPIONE NON AVRAI I MIEI SEGRETI

 

Attenti ai telefonini regalati, alle lampade da scrivania, alle calcolatrici e al terribile GSM Interceptor. Negli ultimi dieci anni un italiano su due è stato intercettato. proteggersi, dicono gli 007, è impossibile. Ma in realtà esistono accorgimenti che possono giocare brutti scherzi a chi sta in ascolto delle telefonate. Eccoli …

 

            Attenzione alle microspie camuffate da penna stilografica o da calcolatrice: Alle cimici che si nascondono nella presa della corrente o nella lampada da scrivania. Ma anche alle videocamere che ormai sono diventare così che riescono a infilarsi dappertutto. Allo spy phone, che sembra spento ma in realtà sta ascoltando tutto. E soprattutto al GSM Interceptor, il massimo per le intercettazioni telefoniche, il più desiderato tra tutti i gadget da spionaggio.

            Non siamo nel mondo di James Bond, ma nel nostro quotidiano, in un giorno come tanti in cui il listino delle violazione alla nostra privacy, in barba alla legge che ci protegge, è impressionante, per varietà e completezza. Ma ancora più impressionante è che sia tutto lì, alla distanza di un clic. E a prezzi irrisori, che vanno da qualche centinaia a poche migliaia di Euro. Basta fare un giro su Internet, per rendersi conto che l’offerta è letteralmente esplosa. Solo in Italia si contano oltre 400 siti specializzati nella vendita on-line di apparecchiature per le intercettazioni: all’inizio del 2000 le aziende del settore non erano più di cinque. Gingilli ipertecnologici che sempre più spesso vengono utilizzati per violare la riservatezza di meeting e sale riunioni, per rubare documenti, progetti e preventivi d’appalto, per ascoltare colloqui d’affari e scoprire ogni sorta di segreto aziendale. Basti pensare che secondo lo studio Trends in proprietari information loss survey, condotto dalla Pricewaterhouse Coopers e dell’American society for industrial security, le più importanti società del mondo, quelle della classifica Fortune 1000, ogni anno perdono dai 53 ai 59 miliardi di dollari per colpa dello spionaggio industriale.

            Capital ha chiesto ai massimi esperti come sia possibile difendersi da questi attacchi quotidiani. E ha scoperto che se spiare è facilissimo, impedirlo lo è meno. Ma le contromisure non mancano, basta saperle applicare correttamente.

 

Attenti alla cartina geografica.

 

La minaccia ambientale può presentarsi in svariati modi. Microfoni occultati, microspie telefoniche, sensori a microonde, perfino laser puntati sulle finestre che percepiscono le vibrazioni e le convertono in onde sonore. Per fortuna le stesse società che producono queste cimici realizzano anche dispositivi in grado di localizzarle. Si va dai segnalatori tascabili che costano poche centinaia di euro, capaci di avvisare della presenza di cellulari e di microspie in trasmissione, alle apparecchiature più ingombranti, ma complete di tutto: rilevatori di infrarossi e laser, analizzatori di spettro e di linee telefoniche. “Bisogna considerare che una microspia non è altro che una trasmittente a onde radio. Per individuarne una nascosta, dunque, bisogna andare a caccia delle onde che emette”, spiega il colonnello Umberto Rapetto, comandante del Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza, “ma le più sofisticate riescono a diventare invisibili ai rilevatori più elementari. Per non farsi trovare espandono lo spettro, abbassano la potenza specifica e si confondono con il rumore radio di fondo”. Servono dunque orecchi fini . Oppure ci si può rivolgere a una delle società specializzate in bonifiche ambientali. “Quando ci chiamano”, racconta Sabrina Apollaro, amministratore di Selavio, società che da 25 anni opera nel settore della sicurezza e del controspionaggio, “il primo posto dove andiamo a cercare è l’ufficio dell’amministratore delegato, poi quello della sua segretaria. E se  ci sono cimici, quasi sempre le troviamo nelle prese della corrente o in quella del telefono. Ma anche nei televisori e negli speaker del computer. La cimice meglio camuffata? ricordo una videocamera nascosta dietro una cartina geografica: c’era un foro così piccolo che era impossibile accorgersene”.

L’ultimo ritrovato in fatto di intercettazioni ambientali però sfugge anche alle bonifiche più accurate. Perché non utilizza microspie ma “cellulari spia”. Sono normalissimi telefonini a cui è stato modificato il software, in modo che quando ricevono una chiamata da un numero reimpostato, e solo da quello, non squillino, non vibrino, non si accendano, ma attivino comunque il microfono e captino tutto quel che si dice nel raggio di qualche metro. In commercio se ne trovano di tutti i tipi, e sembra che vadano a ruba. Non c’è modo di accorgersi se un telefonino è stato “geneticamente” modificato, per stare tranquilli l’unico modo è quello di seguire la buona vecchia regola delle nonne: “Non accettare nulla dagli sconosciuti”, soprattutto telefonini. Oppure bisogna disporre di un detector in grado di riconoscere la trasmissione nelle bande di frequenza GSM e verificare che se ce n’è una in corso non provenga proprio dal nostro cellulare.

 

 

Videochiamare è più sicuro.

 

Secondo l’Eurispes negli ultimi dieci anni le Forze di Polizia, su mandato della magistratura, hanno intercettato le telefonate di quasi 30 milioni di italiani con un incremento vertiginoso negli ultimi cinque. Una cifra che è stata stimata in base all’ipotesi che ogni utenza intercettata possa avere coinvolto, nei periodi d’indagine, almeno cento soggetti tra familiari, parenti, amici, colleghi e collaboratori. E a queste bisogna aggiungere le intercettazioni illegali, che ovviamente non sono quantificabili. Insomma, le conversazioni ormai non sono più un fatto privato. Se ascoltare quel che passa attraverso una linea telefonica è abbastanza facile, sentire quel che si dice con un cellulare lo è anche di più. “Per intercettare fraudolentemente una chiamata effettuata con un telefonino serve quello che in gergo si chiama man in the middle attack”, spiega Rapetto. “E’ una tecnica che si basa sulla frapposizione di un apparato ricevente pirata, l’uomo di mezzo appunto, tra il telefonino e il ponte radio del gestore dei servizi di telefonia mobile. Quando viene effettuata una chiamata, il gestore riconosce un utilizzatore sulla base della sua scheda SIM e lo autorizza all’uso della rete solo dopo aver verificato la regolarità della sua condizione di utente. I malintenzionati sfruttano questa dinamica e, grazie a un ponte radio fasullo, un’attrezzatura che sta in una valigetta ventiquattrore, fanno credere al ponte radio vero di essere il telefonino e a quest’ultimo di essere il ponte radio. Riescono così ad agganciare tutte le telefonate effettuate e ricevute dai cellulari che si trovano nel raggio di qualche centinaio di metri”. Inutile dire che l’apparecchiatura in questione si trova in vendita on-line, basta digitare “GSM Interceptor”.

Evitare le intercettazioni o accorgersi di essere sotto controllo è impossibile. Lo sanno bene i vari furbetti del quartierino  e i boss mafiosi sempre più spesso traditi da una telefonata o da un sms. L’unica soluzione è la crittografia. Da qualche tempo infatti sono in commercio telefonini in grado di trasformare la voce in una sequenza di bit cifrati, e di renderla dunque inaudibile a ogni eventuale intercettatore, polizia compresa. Il più sicuro di tutti è il GSM NSK200 (www.kdefence.com), il primo cellulare che ha ricevuto l’approvazione dal Comitato militare della Nato. Il NSK200 però prevede che chi riceve la telefonata sia in possesso di un apparecchio simile, e naturalmente della chiave di decrittazione. Ma c’è anche un altro metodo, assicurano gli esperti, più semplice e alla portata di tutti: video chiamare. Sembra un po’ rudimentale, ma una videochiamata comporta una trasmissione di dati molto più complessa di una normale telefonata. Va da sé che anche intercettarla diventa più difficile.