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Force Sicurezza Luglio Agosto 1991

SPIONAGGIO ELETTRONICO

 

LA TECNOLOGIA DEGLI 007

 

Quali sono le aziende in Italia e in  Europa che hanno interessi nel particolare mercato delle microspie professionali. – L’alimentazione e le frequenze degli apparati – La situazione in Europa e in Italia: in evoluzione – Uno sguardo al futuro – Curiosità dall’Est.

 

di Marino Fracchioni (esperto di spionaggio elettronico)

 

E’ fuori discussione che il settore della consulenza inerente allo spionaggi elettronica sia “ancora” in una fase embrionale. Di conseguenza non basta partecipare a qualche convegno sulla sicurezza, o recarsi a visitare i numerosi stand presenti a manifestazioni come il Milipol di Parigi, il Sicur di Madrid o il Security Asia di Singapore per potersi definire consulenti, esperti o ricercatori.

 

L’alimentazione e le frequenze.

Innanzitutto, dire che la maggior parte delle microtrasmittenti opera su gamma FM da 112 a 135 MHz non è esatto. La banda VHF è stata abbandonata da anni per fattori tecnici e utilizzare tali frequenze è possibile soltanto se sono codificate. Per queste ragioni, oggi, la gamma maggiormente usata è la UHF (soltanto alcuni apparati non professionali o semi professionali operano sul VHF).

Le frequenze in UHF sono le più affidabili soprattutto in situazioni ove si trovi il cemento armato, grandi quantità di ferro, e siano presenti vari disturbi prodotti da motori etc. Molto usate sono anche altre frequenze che superano i 2 GHz, ideali per la trasmissione di microtelecamere, che necessitano di bassissima potenza per ottenere buone prestazioni e che non vengono influenzate minimamente da fattori esterni.

Per quanto concerne gli apparati funzionanti a batteria da 1,5 Volt del tipo LR 44 (per calcolatrici etc) è importante sottolineare che la loro autonomia è ridotta a poche ore e che la loro portata di trasmissione è di circa 50 m. Questo perché tali trasmittenti non superano qualche mW di potenza e, nella maggior parte dei casi, non sono al quarzo. Non sono quindi affidabili per quanto riguarda, un uso professionale. Altro discorso per il tipo alimentato con batteria da 9 Volt. Queste sono diametralmente l’opposto delle precedenti, sono al quarzo, hanno una buona portata, sono molto efficienti ma per le dimensioni della batteria non si possono definire delle vere e proprie microspie.

Le microtrasmittenti ambientali, a 220 Volt, sono state progettate per l’inserimento in parallelo alla linea elettrica senza l’ausilio di nessun tipo di trasformatore. Le sue dimensioni equivalgono ad un gessetto per lavagna (circa 60 x 18 x 9 mm) ed è tra le microtrasmittenti la più versatile. Per proteggerla viene immersa nella resina ad isolamento tropicale, utilizzata già da moltissimi anni per la sua efficienza.

 

Il mercato.

Per tracciare un fedele diagramma di mercato, dovremo necessariamente scindere le due parti principali che lo compongono: il mercato amatori e il mercato professionale.

Teoricamente si potrebbe tracciare 2 diagrammi, ma la cosa è praticamente impossibile in quanto la maggior parte degli acquirenti si sono prima forniti dal mercato “amatori” e poi, visti i risultati, sono passati al mercato professionale.

Il mercato amatori è costituito da piccoli artigiani che si dilettano a scopiazzare a destra e a manca. A volte nascono, però, dei veri e propri giocattoli in miniatura. E’ evidente che il risultato non soddisfa chi, giustamente, pretende apparati professionali. Essendo comunque il costo nettamente inferiore al reale (200/100.000 Lire) l’investimento apparentemente sembra un vero affare. Tra questi artigiani posso citare la ditta Salley di Arcugnano (VI), che diffonde apparati microtrasmittenti costruiti su frequenze che oscillano fra gli 80 e i 150 MHz. Attraverso queste frequenze, oltre ad avere la possibilità di ascoltare le comunicazioni ambientali e telefoniche si può anche udire della buona musica emessa da potenti ponti ripetitori radiofonici i quali trasmettono sulle medesime, programmi no stop. Purtroppo la potenza massima emessa da una buona trasmittente è di circa 30 mW ed è lampante che nulla può fare contro i vari kW di un normale ponte radio. Il tutto a danno della professionalità e del risultato, poiché tali apparati possono accontentare solo i profani un po’ appassionati, che comunque, per soddisfare tale curiosità non riescono a spendere meno di 500.000 lire.

Rimanendo sul mercato “amatori” non dobbiamo dimenticare i giapponesi che, a costi accettabili, offrono un prodotto buono ma che ha un macroscopico difetto: è fatto in serie. Produrre in serie significa utilizzare una certa frequenza per tutti gli apparati, siano essi telefonici o ambientali. Al massimo concedono 5 frequenze distinte ma sempre uguali per tutti, per il mercato spagnolo, francese, etc. Al riguardo si può citare la società MARCUCCI di Milano che distribuisce tali prodotti. Il mercato europeo risulta comunque sconvolgente: solo nell’area londinese vengono superati i 4 miliardi di lire. A Parigi vi sono più di 25 aziende che producono e distribuiscono microspie ed in Germani è possibile, senza alcun problema, acquistare molti apparati nei duty free degli aeroporti.

 

Cosa accede in Italia.

In Italia il mercato professionale sta via via espandendosi grazie all’entrata in  vigore del nuovo codice di procedura penale, che mette in condizioni di operare per la ricerca della prova sia l’avvocato che l’investigatore (sempre nel limite legale); e grazie all’approvazione di alcuni decreti ministeriali che consentono a tutte le Forze di Polizia di approvvigionarsi direttamente (quindi senza combattere con le burocratiche procedure vigenti fino a qualche tempo fa). Chi gode di questi frutti e fa la parte del leone è il nord-Italia, in quanto già sede di note industrie del settore e commercialmente più predisposto.

Vediamo adesso alcune di queste società. Nel campo della prevenzione delle comunicazioni troviamo la Telsy, una eccellente società costruttrice di telefoni cryptografici, le cui prestazioni sono ineccepibili e affidabili al 100%. La gamma varia dal tipo base al modello multifunzione fax-telefono (Cryptophone 7000) ed ancora alla serie adattabile ai telefoni veicolari con applicazioni civili e militari.

La Philips con il modello PNVC 2010 provvisto di scheda personalizzata e codice PIN per poter accedere oltre alla trasmissione crypto ad altri usi particolari di questa serie.

La Cristie Electronics, con sede in Inghilterra, ma rappresentata in Italia, si presenta con un apparato crytpo di avanzata tecnologia. le combinazioni algoritmiche sono infatti pari a 10 alla 31n e di conseguenza anche un super computer impiegherebbe degli anni per decifrarlo. inoltre il codice cambia automaticamente 60 volte al minuto e viene ripetuto solo una volta ogni 7/8 anni.

Altra ottima società anche se operante in un campo diverso è la Atet, Azienda Torinese elettronica Telecomunicazioni S.r.l., la quale si è inserita in maniera positiva nella fornitura di apparati per le Forze dell’Ordine, ponti radio per le comunicazioni da comando a comando e fornitura, installazione ed assistenza di tutti gli apparati per le comunicazioni. Produce e assembla inoltre microtrasmettitori operanti su frequenze particolari. Questi apparati non trovano riscontro e tantomeno possono essere menzionati, in quanto le sigle non hanno nessun valore e la vendita è strettamente riservata alle Forze dell’ordine. Tali trasmittenti sono provviste di un dispositivo di autodistruzione, che si innesca nel momento in cui vengono manomesse oppure sono distrutte con un telecomando qualora vi sia la possibilità ce siano scoperte. Considerando la delicatezza dei prodotti e la importanza degli acquirenti, il controllo sugli apparati è rigoroso e di conseguenza non sono alla portata di tutti. Altro interessante apparato, fornito sempre alle Forze dell’Ordine, è il fax-interceptor.

 

Uno sguardo all’Europa.

Dalla Germania arriva la P.K., fondata nel 1968 ad Amburgo da Peter K. Punto di forza  della società sono stati, e lo sono tuttora, i programmi di addestramento per guardie del corpo, antiterrorismo, fornitura di auto blindate e programmi specializzati. Non per questo, comunque, si è tralasciata la diffusione di apparati per la sorveglianza e controsorveglianza. Tra questi ricordiamo i dispositivi di ascolto, scrambler, ricevitori speciali, rilevatori di microtrasmettitori e visori notturni. Non tutti gli apparati sono prodotti dalla P.K., anche se tutti “indossano”il marchio.

Analizzando qualche prodotto, di interessante troviamo la trasmittente “PK 175” funzionante a batteria da 1,5 Volt, di piccole dimensioni (10x10x5 mm), con frequenza approssimativa sui 138 MHz, non quarzata. Altra trasmittente sempre non quarzata e funzionante a batteria da 1,5 V è la “PK 1020 S”, che lavora su frequenze da 88 a 108 MHz (catastrofica). Il loro costo reale di vendita si aggira sulle 100.000 lire; vengono però venduti a più di 800.000 lire. Il “P.K. 805 SS” è invece una trasmittente quarzata in VHF, di dimensioni pari 46x33x15 mm ma funzionante a batteria da 6 V. L’apparato viene fornito con una di queste tre frequenze: Canale A 139, G Canale B 139, 8 Canale C 140 MHz. Il microfono è molto sensibile, infatti è in grado di percepire un rumore a circa 10 m di distanza. Costo reale 900.000 lire, venduto in Italia a 2.362.000 lire. Infatti abbiamo il “P.K. 138 SS” trasmittente sui GHz, batt. 9V: costo di mercato 4.000.000 lire, venduto in Italia a 8.437.000 lire. In Inghilterra troviamo la Datung Electronic, che produce, tra i vari apparati, ottime apparecchiature per la bonifica elettronica e il pedinamento elettronico.

Per quanto riguarda la bonifica è da citare il “Ranger”, il quale, per localizzare le microtrasmittenti, opera simultaneamente in AM e FM. Si predispone automaticamente a ricevere il segnale sospetto che, se ricevuto, renderà visibile su un display la distanza approssimativa in metri dall’apparato al microfono nascosto. Il costo è di circa 10.000.000 lire. Di particolare interesse è il “Radio Direction Finding System”, nei modelli DF2 e DF6 (più sofisticato). Questi sono ottimi apparati per il pedinamento e risultano di estrema versatilità. Il costo è di circa 35.000.000 di lire.

Si è parlato sempre poco (per non dire mai) dei prodotti dei paesi dell’Est. Sicuramente non c’è molto, ma qualcosa di interessante pur sempre esiste. L’importante è conoscerla.

In Romania vi è la I.T.A.. Institutul Thnologii Avansate di Bucarest. Questa azienda è nata per volere del governo e tenta da qualche tempo di immettersi sul mercato europeo con i propri prodotti. La tecnologia offerta non è però proprio all’avanguardia. Di estrazione prettamente militare, ha dunque la possibilità di esportare solo alcuni tipi di realizzazioni. Ma per  renderci conto del livello raggiunto è necessario analizzare una delle loro trasmittenti: grossolana fattura e di potenza ridotta (il tutto costruito con metallo molto spesso). Le frequenze da loro usate variano dai 130 ai 150 MHz. Le potenze si aggirano sui 2,5 mW, dimensioni pari a 59x17.5x9.5 mm ed una antenna lunga 60 cm. L’unica nota positiva consiste nel fatto che vengono codificate (classificate EC 01 A). La loro temperatura di funzione va da -10° a + 50°. La loro portata è parecchio ridotta, infatti con una potenza di 2,5 mW non riproducono a più di 80 m in campo libero e 20/50 m in un centro abitato. Il loro costo è di circa 700$, oppure di 850$ se sdoganati a Roma/Milano.

Della stessa serie c’è l’EBO 3 D, quarzata e di dimensioni ridottissime (16x5x2,5 mm) e pesa non più di 2gr. Il rapporto costo/prestazioni sarebbe accettabile (300$/80 m di portata) se non vi fossero due inconvenienti: un lungo filo che funziona da antenna e le batterie. Ridurre l’antenna significa ridurre la portata, mentre le batterie, 3 da 1,35V, sono saldate direttamente ai poli.

Oltre ad alcuni tipi di microtrasmittente , la I.T.A. produce l’ormai famoso “spazzolone”, in grado di rilevare qualsiasi tipo di microtramittente (attiva/passiva) in quanto utilizza l’effetto LARSEN. Entra quindi in risonanza, emettendo un segnale visivo e sonoro in presenza di qualsiasi elemento elettronico (transistor, diodi etc.). Lo si può avere ad un costo di 25.000$ che, date le prestazioni, non è poi tanto caro.

Questi apparati vengono utilizzati dal governo rumeno, ed è quindi impensabile poterli acquistare liberamente, in quanto dispongono anche di apparecchiature di origine sovietica di buona qualità, ed è naturale che l’acquisto di tali apparati comporta, obbligatoriamente, la schedatura dell’acquirente.

Per dovere di cronaca cito l’HTS (Hiradas Technika Szovetkezet) sita a Budapest in Ungheria. la loro produzione è focalizzata nella realizzazione di apparati per la visione notturna, sia nel campo civile che militare. Infatti, è proprio grazie ai visori notturni che l’HTS è rappresentata in Italia poiché gli altri prodotti (trasmittente etc) della linea non offrono sufficienti garanzie.

Dai Paesi dell’Est passiamo alla Francia dove il discorso è l’esatto contrario. Tra le  varie case produttrici ho scelto la Elektron, nata nei primi anni 70. Questa azienda produce e diffonde apparati microtrasmittenti per la prevenzione telefonica, per la registrazione a lunga durata, crypto per ministeri e apparati per la bonifica. Da circa due anni dispone di un apparato denominato “X COMM”, che permette di sentire e registrare le comunicazioni telefoniche ed ambientali su linee dedicate, a qualsiasi distanza. Non è da confondere con l’infinity, in quanto l’X COMM non tiene occupata la linea e non interferisce sul normale traffico telefonico. E’ ideale per la magistratura. Il costo è di circa 4.000.000 lire.

Un altro ottimo apparato è il fax-interceptor denominato “Decofax” che consente di ricevere i fax della linea sorvegliata senza creare disturbi. Il costo è di circa 35.000.000 lire.

Le trasmittenti telefoniche ed ambientali offrono discrete prestazioni. Molto interessante risulta il poter richiedere la frequenza desiderata, quindi, a differenza di altre, non sono standardizzate.

Il costo è di circa 1.000.000 di lire ed è ancora accettabile viste le caratteristiche, anche se forse si potrebbe contenere il prezzo fino a 600/800.000.

Questi prodotti sono stati sezionati e valutati e di solito rispecchiano fedelmente i dati forniti dalla casa costruttrice. per quanto riguarda gli apparati per la bonifica vi sono i vari “Radio frequency detector”, funzionanti da 10MHz a 1 GHZ, con un costo che varia dalle 900.000 ai 2.000.000 di lire. vi sono altri apparati che raggiungono i 3 GHz, con costi che variano dai modelli: da 1.400.000 a 8.000.000 di lire.

Per ultima cito una casa italiana, la Trevisan con sede a Trieste, che fornisce apparati per la registrazione di altissima qualità alle Forze dell’Ordine ed alla magistratura.

 

Italia in evoluzione.

Il mercato italiano per varie ragioni è rimasto sempre nell’ombra. Molte sono però le aziende che importano e distribuiscono prodotti esteri. Da citare la Stelit di Roma che rappresenta in Italia la P.K. Presenti sul mercato anche la Cat e la Target le cui sedi sono rispettivamente a Milano e Roma, e sono fornitrici di alcuni apparati di case inglesi e americane a dei prezzi accessibili.

Altra nota casa è la C.C.S.  con sede a New York e con filiali in Francia, Inghilterra, e per l’Italia a Milano. Molto curioso è il modo in cui gestiscono i loro rappresentanti: versamento di una cauzione pari a circa 25.000.000 di lire come fondo garanzia e l’addestramento alle vendite (America = Italia?) dei prodotti, tutela del marchio, informazioni sui congressi, etc.

Fra le tante società che attingono dai bacini stranieri vi è la ditta denominata L.S.A. di Milano che distribuisce, per conto della stimatissima casa francese Crelec, vari prodotti sulla sicurezza. A volte è però probabile che le ditte straniere non siano a conoscenza del fatto che i propri prodotti siano venduti a chiunque li richieda. Purtroppo tra i “chiunque” vi sono i privati (che dovrebbero avere nell’investigatore l’unico contatto diretto) che potrebbero utilizzare gli apparati per scopi esclusivamente illeciti o addirittura criminosi. A conti fatti sorge un dubbio è possibile che non vi sia la consapevolezza di vendere apparati molto delicati e particolari? Ed è altrettanto possibile vendere codesti apparati come se si fosse al mercato? E’ fin troppo evidente che tale comportamento non rispetta la tanto professata “etichetta professionale”.