Jack 10 Settembre 2006
ATTENTO, IL CELLULARE TI SPIA
Ci aveva già cambiato la vita, adesso il telefonino ha rivoluzionato pure le indagini. Ma come funziona davvero il “Grande orecchio” che ha fatto scoppiare gli scandali dell’ultimo anno? Eccolo, passaggio per passaggio. Contromisure comprese > di Umberto Torelli.
Banchieri. Manager. Politici. Arbitri. E adesso anche i principi. Mettete in fila gli scandali dell’anno, dai “furbetti del quartierino” al caso “sesso, soldi e Savoia” passando per Moggiopoli, e provate a pensare che cosa hanno avuto in comune, a parte le paginate sui giornali. Facile, no? I telefonini e le intercettazioni. di inchiesta in inchiesta, una sbobinatura dopo l’altra, abbiamo scoperto di essere un popolo di sorvegliati speciali. Secondo i dati del Ministero della Giustizia ed Eurispes (2005), “sono oltre 33 mila gli italiani con il telefono sotto controllo”. E 100 mila le intercettazioni effettuate ogni anno. Dunque l’occhio, o meglio l’orecchio del grande Fratello telematico, controlla. E lo fa, appunto, attraverso il cellulare, lo strumento che più ci sembra amico. Un po’ perché è un oggetto “nostro”, una specie di protesi tecnologica con cui (fateci caso) ci si permette libertà che non ci si consente con email o telefono fisso. Un po’ perché, nell’inconscio collettivo, la parola “intercettazione è legata proprio al “fisso”, a cimici elettroniche nascoste sotto la cornetta.
Invece il telefonino, oltre a cambiarci la vita, ha cambiato le indagini. Se i pm di Tangentopoli pizzicavano i “mariuoli” solo dopo estenuanti interrogatori, ricerche di riscontri e, magari, giornate di carcere a mettere sotto torchio l’indagato, adesso a fare autorete è lo stesso indagato che, ignaro delle registrazioni, confida nomi e segreti all’etere. Senza sapere che ogni parola finirà in un potente elaboratore. A perenne memoria quanto dichiarato. Da usare poi nelle aule dei tribunali.
La black list degli indagati
Ma il punto è: come ci si arriva? Che tecnologia c’è dietro? Insomma, tecnicamente come funziona un’intercettazione? Detto che ogni operatore telefonico ha l’obbligo di tenere in archivio per almeno 5 anni i tabulati delle telefonate, “e che sotto richiesta dell’autorità giudiziaria dobbiamo rendere possibile l’intercettazione di un abbonato”, spiegano dalla Telecom, cerchiamo di capire come viene intercettata una telefonata.
Quando un telefonino compone un numero, la cella GSM localizza il chiamante. Se l’utente figura nella black list, l’elenco delle persone che il magistrato ha stabilito di mettere sotto controllo, direttamente nel computer centrale l’operatore (dove sono memorizzati tutti gli utenti) scatta un segnale di riconoscimento. E’ l’avviso che si tratta di una telefonata “calda”. Così in modo automatico la centrale dell’operatore re instrada all’esterno la chiamata, con un ‘operazione invisibile al cellulare di partenza. “Da questo momento l’operatore è fuori gioco”, spiega un tecnico di Vodafone che chiede l’anonimato: “La conversazione passa di mano e viene gestita dalle autorità competenti”. Dove finisce? Come previsto dalla legge, in una delle “sale d’ascolto presso le Procure della Repubblica” (ce n’è una in ogni Procura Italiana), oppure in centrali di Polizia Carabinieri e Guardia di Finanza autorizzate ad eseguire la registrazione. In qualche caso (raro) persino a società esterne che, sempre su autorizzazione, forniscono il servizio in outsourcing. Ce ne sono quattro o cinque in Italia, tenute rigorosamente top-secret.
E dopo? Scordatevi l’idea del poliziotto con cuffia e blocco stenografico. “Entra in azione un sistema di memorizzazione digitale che incamera la telefonata nel suo archivio, registrandone il contenuto sotto forma di file digitale”, spiega un ufficiale dei carabinieri (“ma niente nomi, per carità”) che partecipa spesso a questo tipo di indagini. Il sistema cataloga chiamante e chiamato, durata della conversazione, località di partenza e di arrivo. Naturalmente la memoria digitale, ripartita in più hard disk con capacità singola di centinaia di Gigabyte, è in grado di archiviare centinaia di migliaia di chiamate.
Spiati anche SMS e MMS
Contemporaneamente, parte la fase di elaborazione del file. Dei contenuti, insomma. Se il telefono sotto controllo è particolarmente sensibile (inchieste legate a terrorismo, sicurezza nazionale ed emergenze) l’ascolto è sempre in tempo reale. Altrimenti, in prima battuta ci pensa la tecnologia. Che anzitutto permette una gestione “intelligente” delle informazioni, a caccia di nessi e indizi utili. “Ci sono software capaci di incrociare e associare numeri di telefono e persone, per creare in automatico tabelle di corrispondenza, indirizzi e legami tra i soggetti delle indagini”, spiega il professor Gabriele Seleri, esperto di telecomunicazioni e consulente in materia del Museo della Scienza di Milano. In certi casi, permettono anche il riconoscimento vocale dei soggetti più “bersagliati” (la cui voce, intercettata più volte, permette di “addestrare” il software), con conseguente sbobinatura automatica, e ricerche attraverso parola-chiave pronunciate durante la conversazione. “Il vantaggio di sistemi digitali così potenti è che trattano voce, immagini e testi come una lunga sequenza di byte”. Risultato: si possono intercettare – e archiviare- non solo la fonia (voce9, ma anche i messaggi SMS e le fotografie spedite tramite MMS. E non sono esenti dalla procedura neanche i famosi “videofonini” di nuova generazione. Come ammettono da 3Italia, l’operatore Umts, anche una videochiamata e i contenuti multimediali di un sistema 3G (ndr, di terza generazione) “possono finire sotto osservazione”.
Arriva il criptofonino
Sfuggire, insomma, è impossibile. O quasi. Se molti italiani ormai sono in preda a un dubbio esistenziale (“parlo? mi autocensuro? e se per caso mi intercettano?”), c’è anche chi cerca contromisure radicali. Come il “cripto fonino”, il cellulare che sfugge al Grande Fratello. A inventarlo è un’azienda torinese, la Caspertech, che lo ha brevettato dopo due anni e mezzo di ricerche alla I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino. Spiega Ferdinando Peroglio, manager dell’azienda: “Lo abbiamo progettato per governativi e aziende petrolifere, che devono tenere sotto copertura le loro comunicazioni”. Ma è stato “scoperto” anche da professionisti e privati. costa sui duemila euro, ma ne servono almeno due (uno per il chiamante e uno per il chiamato). Il segreto? Una tecnologia battezzata “cifratura con chiave simmetrica”. Il cripto fonino di chi chiama codifica e invia in tempo reale il flusso dati alla cella GSM. Il ricevente in modo inverso decodifica i dati digitali in arrivo e li riproduce in forma vocale. Senza codici criptati, impossibile “tradurre”. Attenzione, però: dove non arriva la tecnologia c’è la legge. Perché nel caso la magistratura lo ritenga opportuno, visto che no riesce a mettere in chiaro telefonate e SMS criptati può chiedere che il numero del cripto fonino venga disabilitato. Rendendone vano qualunque utilizzo. E rimettendo in gioco il Grande Fratello.
C’E’ CHI SI DIFENDE ON-LINE
Basta la parola magica, “intercettazione”, ed internet sforna sequenze di siti più o meno probabili che propongono contromisure elettroniche servizi di controllo.
Da www.selavio.com in poi è tutta un’offerta di dispositivi telematici per verificare che la linea sia “pulita” o, eventualmente, per bonificarla dagli intrusi. Altri siti si occupano invece di sistemi a basso costo per comunicazioni mobili sicure e privacy, con procedure di codifica delle informazioni. Servono? Poco, dicono gli esperti. Ma di sicuro, segnalano una moda. Probabilmente non passeggera.
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