La Repubblica 15 Luglio 2007
Un’anomalia nell’impianto privato della Presidente
SPIONAGGIO (O ERRORE?) SI INDAGA A CASA BRESSO
Un semplice errore tecnico che spazzerebbe via ogni nube noir sulla vicenda o un alquanto singolare caso di spionaggio? L’anomalia riscontrata nell’impianto telefonico dell’abitazione privata di Mercedes Bresso è ora oggetto di un’indagine della magistratura. Ma la Presidente della Regione non sembra affatto turbata: “Non lo sono, ho altro a cui pensare. A casa non ci sono mai e se qualcuno pensava di carpire segreti, al massimo avrà avuto dettagli sui lavori di mio marito”. Ipotesi? “Nessuna – è la risposta di Bresso- non escludo che, se di spie si tratta, possano anche risalire al periodo della campagna elettorale. Ma chi può saperlo. Noi abbiamo ritenuto opportuno segnalare la vicenda come avremmo fatto nel caso di una lettera minatoria. Questa storia non ha comunque nulla a che vedere con la bonifica decisa negli uffici della Regione dopo il mio insediamento. Una procedura piuttosto consueta con il passaggio di consegne”.
Lunedì la denuncia è stata presentata in Procura dal responsabile della sicurezza dello staff di Bresso, Andrea Rubello, ex membro della vigilanza del Pci-Pds. In realtà la vicenda risale alla fine di giugno, quanfo Mercedes Bresso ha chiesto alla Telecom di intervenire perché aveva notato che le conversazioni telefoniche erano disturbate. I tecnici dell’azienda avevano rilevato che, oltre alle quattro linee in uso a casa Bresso, ne esisteva una quinta che finiva nell’abitazione di un residente a Torino e che fa capo alla stessa centrale. Possibile, fra le altre, l’ipotesi che un morsetto possa essere stato invertito. Quando però, dopo pochi giorni, i tecnici sono tornati per altri controlli, la linea era sparita.
A questo punto il responsabile della sicurezza di Bresso ha contattato la Selavio Security Systems di Moncalieri, la stessa ditta che aveva eseguito la bonifica in Regione. Il sopralluogo del tecnico, era il 1° luglio, non è però riuscito a fornire risposte sicure su cosa potesse essere accaduto, la Telecom nel frattempo aveva rifatto interamente il cablaggio e la bonifica elettronica non ha permesso di riscontrare alcuna anomalia, tutto risultava perfettamente pulito. “Certo se fossimo intervenuti prima, quando la linea c’era ancora, forse avremmo potuto capirci qualcosa di più – spiegano gli esperti della ditta – ma a quel punto non si poteva che prendere atto del fatto che la situazione era del tutto normale”. L’azione di spionaggio era stata scoperta, e quindi ogni traccia eliminata, prima che il gioco venisse alla luce, oppure più semplicemente l’errore è stato corretto? Comunque, dalla relazione del tecnico della Selavio non risulta che la quinta linea fosse collegata a una segreteria telefonica o, peggio, a un registratore. Da Milano, l’ufficio stampa Telecom non rilascia dichiarazione e non diffonde i contenuti della relazione dei tecnici che hanno fatto i sopralluoghi: “C’è un’inchiesta in corso – la lapidaria risposta – non possiamo certo rilevare dettagli attualmente al veglio dei magistrati”.






