Reati informatici e cybercrime: "Una piaga" sociale

La diffusione delle apparecchiature elettroniche e delle nuove tecnologie nel mondo della produzione e fruizione dei beni di consumo e nell’amministrazione dei vari servizi degli enti pubblici e istituti sanitari ha comportato radicali cambiamenti nelle abitudini della vita quotidiana.

Computers, tablet e cellulari sono diventati preziosi “compagni di vita”  per tutte le fasce di età, usati per uno svariato numero di operazioni sia di carattere ricreativo come guardare un social o sfogliare un giornale che per accedere a importanti servizi in ambito sanitario come prenotare una visita o leggere dei referti di esami, o per accedere a prestazioni del comune e così via.

Certamente la digitalizzazione ha comportato una serie enorme di vantaggi, ma anche una serie di pericoli a cui ci esponiamo molte volte inconsapevolmente, con una forte incremento dei reati informatici o cybercrime, come la frode informatica, truffe, estorsioni di denaro e la diffusione di virus informatici con gravi danni per le aziende.

Vediamo ora insieme di chiarire alcuni concetti fondamentali per poterci poi tutelare al meglio.

Normativa sui cybercrime e diffusione

Innanzitutto si definiscono reati informatici tutti quei crimini commessi attraverso l’utilizzo illecito  di tecnologie informatiche e telematiche che sono disciplinati dalla legge 547 del 1993 e dalle indicazioni derivanti dalla Normativa Europea, in particolare la Convenzione di Budapest del 2001 sui reati informatici, ratificata dall’Italia nel 2008.

La diffusione di questi crimini è in costante e sensibile crescita, si pensi che il nostro Paese è il quarto al mondo per incidenza di attacchi informatici, con danni stimati di quasi dieci miliardi di euro all’anno.

Secondo l’ultimo rapporto CLUSIT (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) nell’anno 2018 il tasso di crescita delle minacce cybercrime è aumentato di dieci volte rispetto all’anno precedente con un peggioramento non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche e soprattutto da quello qualitativo, evidenziando un trend di crescita degli attacchi, della loro gravità e dei danni conseguenti mai registrato in precedenza.

Per dare qualche numero esaustivo, nel 2018  si sono registrati 1.552 attacchi gravi (+ 37,7% rispetto all’anno precedente), con una media di 129 attacchi gravi al mese (rispetto ad una media di 94 al mese nel 2017, e di 88 su 8 anni).

Reati informatici: quali sono?

Vediamo ora insieme quali sono i principali crimini informatici previsti dal nostro ordinamento giuridico:

  • Accesso abusivo a un sistema informatico o telematico;
  • Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici;
  • Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico (virus e malware);
  • Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche;
  • Installazione di apparecchiature dirette a intercettare, interrompere o impedire comunicazioni informatiche o telematiche;
  • Falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche;
  • Danneggiamento di sistemi informatici o telematici;
  • Frode informatica;
  • Falsificazione di documenti informatici;
  • Spamming ovvero comunicazioni indesiderate;
  • Grooming ovvero l’adescamento di minori attraverso la rete;
  • il Cyber-bullismo;
  • La produzione, il possesso e la diffusione di materiale pedo-pornografico;
  • Phishing, vale a dire una tecnica di social engineering, finalizzata a estorcere informazioni personali e riservate.

A chi rivolgersi in caso di reato informatico?

ll compito di vigilare sulla rete in Italia  è stato affidato alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, istituita con decreto del Ministero dell’Interno del 31 marzo 1998. Il servizio centrale ha sede a Roma e coordina 20 compartimenti regionali e 80 sezioni territoriali.

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